VIDEOSORVEGLIANZA SUI LUOGHI DI LAVORO

22.04.2021

Sei un dipendente ed il tuo datore di lavoro ha installato telecamere di sicurezza nel tuo luogo di lavoro, oppure sei il titolare di un'azienda o un negozio e vuoi comprendere cosa prevede la legge a proposito dei sistemi di videosorveglianza sui luoghi di lavoro? Leggi questo articolo (oppure guarda il video) e tutelati. 

Videosorveglianza sui luoghi di lavoro: una premessa importante.

Il tema delle videocamere sui luoghi di lavoro è molto bello ed allo stesso tempo scivoloso.

Per questo è importante fare una precisazione iniziale importante: è chiaro che un imprenditore, il titolare di un'azienda abbia più di un motivo lecito per il quale possa volere installare delle telecamere nel suo stabilimento, nel suo negozio. Da un lato potrebbe avere la necessità di monitorare zone sensibili, le casse, una cassaforte, degli scaffali dai quali gli astanti potrebbero prelevare illecitamente dei prodotti.

Impianti del genere, infatti, aiuteranno facilmente ad individuare gli autori di possibili atti illeciti. 

Questo però, in qualche modo, si scontra con la privacy dei dipendenti che potrebbero non vedere di buon occhio l'installazione di un impianto di videosorveglianza.

Vediamo allora cosa dice la legge su questo specifico tema.

Telecamere al lavoro: cosa dice la legge?

Le leggi che trattano del tema della videosorveglianza sui luoghi di lavoro sono lo statuto dei lavoratori ed il nuovo codice della privacy

In particolare, occorrerà guardare agli articoli 4 e 38 dello statuto dei lavoratori ed all'art. 171 del nuovo codice della Privacy . 

L'art. 4 dello statuto, infatti, disciplina i casi e le modalità  in cui sarà possibile l'installazione di impianti di videosorveglianza sui luoghi di lavoro; l'art. 38, invece, che viene espressamente richiamato dall'art. 171 del codice della privacy prevede specifiche sanzioni (e si tratta di sanzioni penali) in caso di inosservanza di quanto disposto dall'art. 4.

E allora, cosa ci dice l'art. 4 dello statuto dei lavoratori? 

Videosorveglianza al lavoro: l'art. 4 dello statuto dei lavoratori.

In base all'art. 4 dello statuto dei lavoratori gli impianti audiovisivi che consentono anche un controllo a distanza dell'attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale. 

Tu che mi leggi avrai sicuramente notato il fatto che ho evidenziato la parola "ANCHE". Non l'ho fatto a caso.

In effetti, come avrai modo di comprendere tra poco, è proprio la parola <<anche>> che fa da discrimine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è.

Detto questo, come abbiamo visto,  a giustificare l'idea di installare delle videocamere di sorveglianza sui luoghi di lavoro possono esserci delle esigenze organizzative o produttive, esigenze di sicurezza del lavoro o ragioni di tutela del patrimonio aziendale.

Ma queste da sole non bastano.

Questi sistemi possono essere installati solo se c'è un previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali o in mancanza di questo accordo deve esserci comunque autorizzazione delle sede territoriale o nazionale dell'Ispettorato nazionale del lavoro.

Videosorveglianza sul luogo di lavoro: l'accordo con i sindacati o l'autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro e le conseguenze dell'inosservanza dell'art. 4 dello statuto.

Se non si è raggiunto l'accordo con i sindacati o se non si è ottenuta l'autorizzazione dell'ispettorato del lavoro, il datore di lavoro sarà chiamato a rispondere del reato previsto dall'art. 38 dello statuto dei lavoratori e dall'art. 171 del nuovo codice della privacy.

L'art. 38, infatti, che viene richiamato dal 171 del codice della Privacy, dispone che chi non si attiene all'art. 4 dello statuto dei lavoratori (e quindi, chi avrà installato le videocamere senza un accordo con i sindacati o senza l'autorizzazione della DTL) è punito con l'ammenda da Euro 154 a Euro 1.549 o con l'arresto da 15 giorni ad un anno.

Tutela della privacy del dipendente e videocamere di sorveglianza: perché queste regole?

Può essere lecito,  a questo punto, domandarsi perché sono state previste queste regole per consentire ad un datore di lavoro di installare lecitamente delle videocamere nella sua azienda o nel suo esercizio commerciale.

La domanda è lecita, come dicevo, e la risposta è molto semplice.

Il nodo cruciale, in effetti, è stato quello di cercare di trovare un punto di contatto tra le esigenze di riservatezza e privacy e la tutela delle esigenze aziendali. E il punto di contatto, dunque, è stato rinvenuto da questo previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale o dalla autorizzazione della direzione territoriale nazionale del lavoro. 

Tra l'altro, questa seconda previsione, cioè quella della autorizzazione da parte dell'ispettorato del lavoro, mira ad evitare che, pure in presenza dei presupposti e delle necessità aziendali, i lavoratori e le relative rappresentanze sindacali possano risultare determinanti nella decisione di installare o meno un impianto di videosorveglianza. 

Quindi,  potrebbe accadere che:

  • l'imprenditore chiederà alle rappresentanze sindacali di installare gli impianti;
  • riceve un due di picche da queste ultime;
  • si rivolgerà direttamente ad un istituto pubblico, quale è la direzione territoriale nazionale del lavoro, che ricorrendone i presupposti potrà autorizzare comunque l'imprenditore ad installare i sistemi di videosorveglianza.

Videosorveglianza sul lavoro: posso evitare di chiedere ai sindacati o all'Ispettorato del lavoro e far firmare il consenso direttamente ai dipendenti?

No, non puoi farlo perché non sono ammessi accordi diversi

Mettiamo il caso che tu voglia installare le videocamere e convochi ciascuno dei tuoi dipendenti e gli faccia firmare il consenso all'installazione: ebbene, anche se riesci a strappare il consenso a ciascuno dei suoi dipendenti, l'installazione dell'impianto sarà illegittima. 

Quindi, solo ed unicamente un accordo con le rappresentanze sindacali o con l'autorizzazione della DTL.    

Le eccezioni alla regola

Ricorderai che poco fa ti ho detto che la parola "anche" contenuta nell'art. 4 dello statuto dei lavoratori era di fondamentale importanza. Perché l'ho detto?

Perché proprio dalla lettura dell'art. 4 dello statuto dei lavoratori si riesce a cogliere l'intenzione del legislatore di evitare di dare una interpretazione eccessivamente ampia della previsione normativa.

Il legislatore, in buona sostanza, ci sta dicendo che se un impianto di videosorveglianza inquadra parti aziendali che non consentano un controllo a distanza dei lavoratori, o quando questo controllo a distanza è solamente occasionale, non occorre richiedere alcun accordo ai sindacati, né ottenere l'autorizzazione all'ispettorato del lavoro. 

Poniamo il caso che tu voglia installare una videocamera che inquadri una cassaforte o degli scaffali dai quali potrebbero essere asportati dei prodotti, sarai autorizzato a farlo senza alcuna preclusione. 

E perché?

Perché è chiaro che prima o poi, vicino allo scaffale o davanti alla cassaforte, ci passerà un dipendente,  ma è altrettanto evidente che quel sistema sarà messo lì esclusivamente per altre finalità e non certamente ANCHE per il controllo a distanza delle attività del lavoratore.


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