SOLDI AL POLIZIOTTO PER EVITARE LA MULTA. E' CORRUZIONE MA PUOI FARLA FRANCA!

22.10.2019

Nell'articolo di oggi rispondiamo a questo interessante quesito: offrire del denaro ad un agente di polizia per evitare una multa salata e qualora quest'ultimo non accetti può configurare il delitto di istigazione alla corruzione?

Istigazione alla corruzione: la norma di riferimento

La condotta che stiamo esaminando può essere letta, sotto il profilo penalistico, alla luce del disposto normativo di cui all'art. 322 c.p.

E' espressamente previsto, infatti, che chiunque offre o promette denaro od altra utilità non dovuti ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell'art. 318, ridotta di un terzo.

Allo stesso modo, quando l'offerta o la promessa è fatta per indurre un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio a omettere o a ritardare un atto del suo ufficio, ovvero a fare un atto contrario ai suoi doveri, il colpevole soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nell'art. 319, ridotta di un terzo.

E' chiaro, dunque, che nel nostro caso, la condotta si attagli alla seconda ipotesi presa in considerazione, più che alla prima. Infatti, provare indurre il poliziotto a non farci la multa significa indurlo a non compiere un atto del suo ufficio.

D'altra parte, poi, non si può parlare corruzione, ma solo di induzione alla corruzione, che prevede pene meno afflittive, poiché la prima presuppone che l'agente accetti l'offerta o la promessa di denaro.

Un caso curioso di istigazione alla corruzione a Brindisi: le decisioni di merito.

Un ragazzo offre la somma di 40,00 Euro per indurre dei poliziotti a non elevare una contravvenzione del valore di 39,00 Euro comportante anche la perdita di due punti di patente di guida del contravventore amico.

Questo gli è valso un processo per istigazione alla corruzione, in cui è stato condannato in primo ed in secondo grado.

I giudici dell'appello hanno peraltro escluso la tenuità del fatto (ex art. 131 bis c.p.) perché hanno ritenuto ha valorizzato elementi come:

  1. la qualità dell'offerente;
  2. la modalità della condotta;
  3. il grado di colpevolezza;
  4. l'entità del danno o pericolo per il bene tutelato dalla norma.

La Corte di Cassazione sul caso di Brindisi

La condanna subita dal ragazzo della storia in commento, ad avviso della Corte di Cassazione, non regge e non è sostenibile nel nostro ordinamento.

Non fosse per altro, che il fatto, secondo la Corte Suprema, è chiaramente connotato degli elementi tipici che consentono di applicare l'istituto della tenuità del fatto.

Al fine di negarne l'applicazione, la Corte d'Appello ha richiamato la rilevanza di una serie di elementi, che a ben vedere costituiscono niente più che una parafrasi di quelli indicati dalla previsione del codice penale.

  • Sostenere che non ricorre la particolare tenuità del fatto nel reato di cui all'art. 322 cod. pen., per la qualità dell'offerente, nella specie un privato cittadino, significa, infatti, escludere in radice la ricorrenza dell'esimente in esame, posto che in genere sono proprio i privati cittadini a rendersi responsabili di condotte in tal senso rilevanti.
  • Affermare che non ricorre la particolare tenuità per le modalità della condotta, estrinsecatasi nel porre in mano ad uno degli operanti due banconote da 20,00 Euro e nel pronunciare le parole sopra indicate, vuol dire parimenti escludere comunque l'applicabilità dell'esimente speciale a tale reato, le cui modalità di consumazione sono in genere proprio quelle appena descritte.
  • Affermare che il grado di colpevolezza, non meglio connotato, osta nel caso in esame all'applicazione dell'esimente, senza argomentare se all'origine della condotta vi sia stato alcuno di quei motivi che, in base al comma 2 dell'art. 131 bis cod. pen., ne impediscono il riconoscimento, vuol dire affermarne in maniera apodittica l'inapplicabilità.
  • Sostenere che l'entità del danno o del pericolo per il bene tutelato della norma (perturbamento psicologico del pubblico ufficiale destinatario del tentativo di correzione) impediscono l'applicazione dell'esimente, senza nemmeno accennare all'entità dei valori monetari (40,00 Euro) in gioco, significa di nuovo escludere in maniera radicale l'applicabilità del nuovo istituto ad una fattispecie che, invece, sembra in astratto ricadere propriamente nel suo ambito di applicazione.

Il ragazzo quindi l'ha fatta franca per il reato di istigazione alla corruzione?

No, non è detto: i giudici della Cassazione hanno dettato i principi entro i quali dovrà muoversi la Corte d'Appello che sarà nuovamente chiamata a giudicare il ragazzo.

Non è escluso, però, che proprio alla luce di questi principi, il ragazzo possa essere prosciolto per la particolare tenuità del fatto.

Hai bisogno di una consulenza per questo argomento o di un consulto per altro? Non esitare a contattarmi: compila il form qui in basso.