RICORRERE ALLA FECONDAZIONE ASSISTITA ETEROLOGA È REATO?

21.08.2019

La materia che affronteremo nel post che segue è davvero molto complessa e tocca numerosi campi del sapere umano, non soltanto quello giuridico. Cercherò, per questo, di affrontare il tema attenendomi esclusivamente al dato giuridico: capiremo, dunque, se e a quali condizioni la fecondazione assistita eterologa assume carattere penalmente rilevante nel nostro sistema ordinamentale.

Cos'è la fecondazione assistita eterologa?

La fecondazione assistita consiste in una serie di tecniche e procedure mediche che consentono ad una coppia di ottenere una gravidanza quando ciò non risulta possibile in maniera naturale.

Essa si definisce eterologa quando questo processo è realizzato mediante il ricorso ad ovuli o spermatozoi provenienti di soggetti terzi (donatori).

Il quadro normativo di riferimento.

Al momento in cui scrivo, la materia che stiamo esaminando è regolata dalla Legge n. 40 del 2004, che ha subito, nel corso del tempo, alcuni interventi di censura da parte della Corte Costituzionale.

In particolare, l'art. 1 della legge appena menzionata dispone che, al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilita' o dalla infertilita' umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita.

Ciò però potrà avvenire, secondo il disposto dello stesso articolo in commento, solo alle condizioni e secondo le modalità previste dalla legge, al fine di garantire ed assicurare i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito.

L'art. 1, peraltro, chiarisce che il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità.

Quest'ultimo concetto è stato poi ulteriormente chiarito dall'art. 4 della stessa Legge, ove è previsto che il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l'impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è  comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico.

L'intervento correttivo della Corte Costituzionale sulla possibilità di ricorrere fecondazione assistita.

La Corte Costituzionale, con sentenza 14 maggio - 5 giugno 2015, n. 96 , ha dichiarato l'illegittimità costituzionale proprio degli articoli di cui si è fatta menzione - artt. 1, commi 1 e 2, e 4, comma 1, della legge 19 febbraio 2004, n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita) - nella parte in cui non consentono il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili, rispondenti ai criteri di gravita' di cui all'art. 6, comma 1, lettera b), della legge 22 maggio 1978, n. 194 (Norme per la tutela sociale della maternita' e sull'interruzione volontaria della gravidanza), accertate da apposite strutture pubbliche".

La Corte Costituzionale ha infatti rilevato che le norme relative alla fecondazione assistita, così come erano state disciplinate, violavano i principi espressi dagli artt. 3 e 32 della Costituzione.

Il divieto di fecondazione assistita eterologa

Se il legislatore ha avuto premura di assicurare alle coppie con difficoltà nella procreazione la possibilità di ricorrere alla fecondazione assistita, ha altresì previsto il divieto - in via assoluta - del ricorso alle tecniche di fecondazione assistita eterologa, cioè al quel tipo di procedimento clinico in cui è previsto l'utilizzo di gameti provenienti da soggetti terzi rispetto alla coppia.

L'art. 4 comma 3 della Legge n. 40/2004, infatti, ha previsto espressamente che è vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.

Anche questo passaggio, però, è stato oggetto di una censura della Corte Costituzionale, la quale con sentenza n. 162/2014 (in G.U. 1ª s.s. 18/06/2014, n. 26) ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale proprio dell'art. 4, comma 3, nella parte in cui stabilisce per le coppi di cui all'art. 5, comma 1, della medesima legge (vale a dire, coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in eta' potenzialmente fertile, entrambi viventi) , il divieto del ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, qualora sia stata diagnosticata una patologia che sia causa di sterilita' o infertilita' assolute ed irreversibili".

La fecondazione assistita eterologa ed il reato previsto dal comma 6 dell'art. 12 (L. 40/2004)

L'art. 12 della legge n. 40 del 2004, (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita) prescrive una serie di sanzioni di natura amministrativa e penale per la violazione delle norme in tema di procreazione assistita.

Per ciò che qui interessa, in particolare, l'art. 12 comma 6, prevede che chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità, è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro».

Perciò, con riferimento alla procreazione assistita eterologa, ciò che viene in rilievo ai fini dell'applicazione della sanzione penale sopra richiamata non è tanto il ricorso a detta pratica medica, ma la mercificazione dei gameti o dell'embrione.


E' stato infatti chiarito in giurisprudenza che al di fuori dei meri costi per l'esecuzione della prestazione medica, che restano fuori dall'ambito di rilevanza penale, costituiscono reato tutte le condotte dirette alla produzione ed alla circolazione dei gameti, remunerate con corrispettivo in rapporto sinallagmatico con la condotta di produzione, circolazione e immissione nel mercato.

Tutte queste condotte, infatti, costituiscono la mercificazione della procreazione assistita e saranno perciò, in caso di violazione, sanzionate dall'art. 12 comma 6 della legge n. 40 del 2004.