REATI EDILIZI: QUANDO L'USUFRUTTUARIO E' RESPONSABILE ANCHE SE NON HA COMMISSIONATO I LAVORI.

15.06.2019

Sei l'usufruttuario di un immobile sul quale il proprietario ha deciso di operare delle modifiche? Hai paura che non abbia chiesto le autorizzazioni necessarie e sei preoccupato anche se non hai commissionato tu i lavori? Forse leggere questo articolo ti chiarirà le idee.

Forse non sai che, in alcune occasioni, la legge ed i giudici riconoscono la responsabilità penale per un reato edilizio anche in capo all'usufruttuario (o al comproprietario o a chi gode di un diritto di abitazione) nonostante questi non abbia personalmente commissionato i lavori abusivi.

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L'usufruttuario ed i reati edilizi: quale responsabilità penale?

Secondo l'opinione prevalente, in tema di reati edilizi, la mera qualifica d'usufruttuario dell'immobile abusivamente realizzato non è sufficiente per affermare la responsabilità penale per un reato edilizio.
Questo però non significa che l'usufruttuario non possa in nessuna occasione essere considerato responsabile penalmente per le eventuali opere realizzate in violazione delle norme edilizie.

Affinché ciò avvenga, è necessario un "quid pluris" che consenta l'attribuzione al medesimo della qualifica di committente ovvero di compartecipe con quest'ultimo nella commissione del reato (Sez. 3, n. 45072 del 24/10/2008, Lavanco e a., Rv. 241789).

La responsabiltà dell'usufruttuario nelle tesi della Corte di Cassazione.

Ai fini, i criteri che presiedono all'individuazione della corresponsabilità dell'usufruttuario sono gli stessi enucleati dalla Corte di Cassazione con riferimento alla figura  con riguardo al comproprietario che non sia committente.

Ed infatti, la Suprema Corte ha composto un contrasto di giurisprudenza che avevavisto contrapporsi due diversi orientamenti.

  1. Tesi più risalente:  il contitolare di diritto reale di un terreno (usufruttuario, comproprietario o titolare altro diritto), che consapevolmente sia rimasto inerte a fronte dell'esecuzione da parte di altro titolare del diritto di una costruzione abusiva, è responsabile ai senti dell'art. 40 primo o secondo comma del codice penale.
  2. Orientamento più recente: si è successivamente affermato l'orientamento secondo cui il proprietario di un'area su cui viene realizzata una costruzione abusiva (e lo stesso può dirsi per l'usufruttuario), il quale sia rimasto estraneo alla relativa attività edificatoria non ha l'obbligo giuridico di impedire o di denunciare l'attività illecita di costruzione abusiva fatta da altri (Sez. 3, 16/05/2000, Molinaro e a.). 

Questa seconda tesi si poggia sulla considerazione secondo la quale la legge, pur indicando alcuni soggetti (il titolare della concessione edilizia, il committente, il costruttore, il direttore dei lavori) che sono tenuti a garantire la conformità dell'opera alla concessione edilizia e pertanto sono da ritenere responsabili dell'eventuale costruzione in assenza di concessione, tra essi non include il proprietario del terreno.

E perciò, se non c'è alcuna norma di legge che impone a carico del proprietario dell'area l'obbligo di impedire la costruzione abusiva, è da escludere che un tale soggetto possa rispondere del reato edilizio soltanto perché è rimasto inerte dinanzi all'illecito commesso da altri» (Sez. 3, 04/04/1997, Celi; Sez. 3, 09/01/2003, Costa; nello stesso senso, più di recente, Sez. 3, n. 47083 del 22/11/2007, Tartaglia, Rv. 238471; Sez. 3, n. 44202 del 10/10/2013, Menditto, Rv. 257625).

La tesi prevalente: l'usufruttuario nella maggior parte dei casi non è penalmente responsabile per i reati edilizi.

La seconda tesi elencata è divenuta largamente maggioritaria nella giurisprudenza di legittimità: ed è senza dubbio condivisibile, poiché l'inerzia di chi non rivesta una posizione di garanzia ai sensi dell'art. 29 d.P.R. T.U.E. non ha rilievo penale. La vera natura di tale disposizione, di fatti, non è quella - assegnatale dalla giurisprudenza tradizionale - di individuare i soggetti attivi di un presunto reato Proprio che, salvo specifiche ipotesi, tale invece non è (v., di recente, Sez. 3, n. 45146 del 08/10/2015, Fiacchino e a., Rv. 265443), bensì quella di estendere la responsabilità penale delle figure indicate nel caso di omesso, costante, controllo, anche sulla condotta altrui, circa la conformità delle opere in corso d'esecuzione ai parametri di legalità sostanziale contenuti nel titolo, negli strumenti urbanistici, nelle disposizioni di legge. Tale forma di responsabilità non può dunque essere ascritta a soggetti diversi da quelli indicati nell'art. 29 T.U.E., e non può riguardare il (com)proprietario dell'immobile sul quale si eseguono i lavori abusivi, ovvero l'usufruttuario, che - non rivestendo alcuna delle altre qualità indicate nella disposizione - resti del tutto inerte rispetto all'altrui condotta illecita.

E a quali condizioni allora è responsabile penalmente l'usufruttario per i reati edilizi commessi dal proprietario committente?

La conclusione di cui sopra, però, non esclude la possibile responsabilità penale dell'usufruttuario che - pur non essendo committente, costruttore o titolare del permesso di costruire (né, ovviamente, direttore dei lavori) - ponga in essere qualche contributo, materiale o anche soltanto morale, all'attività di illecita trasformazione del territorio posta in essere direttamente da terzi.

Uno dei casi frequenti, infatti, è quello in cui tra committente e usufruttuario vi sia un vincolo di parantela

Laddove nel corso del processo vengano alla luce elementi di prova indiziaria per dimostrare una co-responsabilità di usufruttuario e proprietario committente, al primo potrà essere attribuita una responsabilità penale a titolo di concorso con il secondo. 

Si è infatti affermato, in giurisprudenza, che l'individuazione del comproprietario - ma lo stesso vale per l'usufruttuario - non committente quale soggetto responsabile dell'abuso edilizio può essere desunta da elementi oggettivi di natura indiziaria della compartecipazione, anche morale alla realizzazione del manufatto.

Ne sono esempi:

  • la presentazione della domanda di condono edilizio;
  •  la piena disponibilità giuridica e di fatto del suolo;
  •  l'interesse specifico ad edificare la nuova costruzione;
  •  dai rapporti di parentela o affinità tra terzo e proprietario;
  •  dalla presenza di quest'ultimo in loco;
  •  e dallo svolgimento di attività di vigilanza nell'esecuzione dei lavori;
  •  o dal regime patrimoniale dei coniugi;


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