L'ECCESSO EDUCATIVO DEL GENITORE E' REATO DI MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA.

27.10.2019

All'imputato, padre di una ragazza minorenne, era contestato di aver maltrattato sua figlia minorenne (che secondo l'età ufficiale aveva 15 anni all'epoca dei fatti) con aggressioni verbali e fisiche e di averle provocato in un'occasione lesioni personali con una prognosi di guarigione di sette giorni.
Nel prosieguo dell'articolo, ti racconto tutta la vicenda processuale, analizzando il reato di maltrattamenti in famiglia e descrivendo l'esito del processo penale a carico del padre della ragazza.

L'origine dei maltrattamenti in famiglia ed il processo penale in primo ed in secondo grado.

All'ennesimo episiodio di abuso subito, una minorenne si ribella al suo papà e denuncia tutta una serie di episodi che l'avrebbero posta in un clima di vessazione. In una occasione, la ragazza sarebbe addirittura stata presa a pugni ed a cinghiate e ciò le avrebbe causato delle lesioni con una prognosi di 7 giorni.

A seguito della denuncia, il padre viene rinviato a giudizio ed in primo grado viene condannato per il reato di maltrattamenti in famiglia.

Tuttavia, in secondo grado, la Corte d'Appello riforma la sentenza di primo grado ed assolve il padre, asserendo che i comportamenti dell'imputato venivano a collocarsi nel difficile rapporto tra padre e figlia, fatto di incomprensioni e incomunicabilità, nel quale il primo esprimeva il suo disappunto e disagio per una figlia che aveva sposato una cultura troppo moderna, mentre quest'ultima era attratta da figure di riferimento ostili a quella paterna propense ad offrirle maggiori spazi di libertà.

Secondo la Corte d'Appello, quindi, l'imputato non aveva agito per "umiliare" o "annientare" la figlia e semmai quelle frasi fossero state pronunciate, ciò avveniva solo in momenti di particolare tensione e concitazione per i litigi tra i due a causa sia dei limiti imposti alla figlia (non frequentare gli amici) sia per le disubbidienze di quest'ultima (aveva portato in casa vestiti e trucchi rubati, si era fatta sorprendere a casa con un amico, aveva marinato la scuola).

Secondo la Corte di appello, andavano anche considerati elementi di segno contrario all'ipotesi accusatoria, come la decisione della ragazza di far rientro nella casa paterna, a dimostrazione che il loro rapporto non fosse irrimediabilmente incrinato e che la stessa avesse subito abituali maltrattamenti; un foglio scritto, ancorchè non datato, nel quale la ragazza aveva espresso al padre il suo affetto; il timore della ragazza di essere portata in (OMISSIS) con la famiglia; nonchè il diario di quest'ultima, nel quale non vi era traccia di vessazioni, sofferenze e disagi.

Tale quadro consentiva di ritenere tutti i protagonisti della vicenda delle "vittime" di una situazione familiare difficile e dolorosa, anche in ragione della loro incapacità di fronteggiarla efficacemente con serenità.


E' reato di maltrattamenti in famiglia? Risponde la Corte di Cassazione!

  Secondi la Corte di Cassazione investita della vicenda, la Corte di Appello, ha notevolmente "ridimensionato" e alleggerito la vicenda, ed ha ritenuto sufficiente inquadrare i fatti sotto una forma di eccesso "educativo" per escluderne la punibilità.

Al riguardo, ricorda la Cassazione, va tuttavia ribadito il pacifico principio, richiamato anche dal primo giudice, che pur aveva esaminato questo aspetto, secondo cui non può ritenersi lecito l'uso sistematico da parte del genitore di violenza fisica e morale, come ordinario trattamento del figlio minore, anche se sorretto da "animus corrigendi" - integrando in tal caso il più grave reato di maltrattamenti in famiglia e non quello di abuso dei mezzi di correzione (per tutte, Sez. 3, n. 17810 del 06/11/2018, dep. 2019, B., Rv. 275701). Nè tali comportamenti maltrattanti possono ritenersi compatibili e giustificabili con un intento correttivo ed educativo proprio della concezione culturale di cui l'agente è portatore (tra tante, Sez. 6, n. 48272 del 07/10/2009, E.F., Rv. 245329).

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