LA RESPONSABILITÀ MEDICA NELL'AMBITO DI UN INTERVENTO IN EQUIPE.

17.07.2019

La materia in esame è davvero molto complessa e, pensare di poter riassumere il tema della responsabilità medica in un solo articolo è quantomeno azzardato.

In questo articolo, perciò, proverò ad analizzare il percorso giurisprudenziale relativo allo specifico caso in cui un intervento che si sostiene non essere stato adeguatamente eseguito sia stato effettuato da una equipe di medici e non dal singolo.

La responsabilità del medico dell'equipe va verificata sulla base del suo effettivo apporto e del nesso causale.

In moltissime occasioni, la Corte di Cassazione ha censurato sentenze emesse nel corso di procedimenti di merito per la mancata puntuale osservanza dell'obbligo motivazionale rispetto alla verifica dell'effettivo apporto del singolo medico dell'equipe e sul nesso causale tra la sua condotta e l'evento (lesioni o morte). 

Ad avviso della Suprema Corte, infatti, tale verifica del giudice deve essere particolarmente attenta nella ipotesi di lavoro in equipe e, più in generale, di cooperazione multidisciplinare nell'attività medico-chirurgica, cioè in tutti i casi in cui alla cura del paziente concorrono, con interventi non necessariamente omologabili, sanitari diversi, magari ciascuno con uno specifico compito.

La responsabilità medica: tra il principio di affidamento e l'obbligo di garanzia verso il paziente.

La delicatezza del tema in esame discende dalla necessità di contemperare il principio di affidamento - in forza del quale il titolare di una posizione di garanzia, come tale tenuto giuridicamente ad impedire la verificazione di un evento dannoso, può andare esente da responsabilità quando questo possa ricondursi alla condotta esclusiva di altri, contitolare di una posizione di garanzia, sulla correttezza del cui operato il primo abbia fatto legittimo affidamento - con l'obbligo di garanzia verso il paziente in forza del quale tutti i sanitari che partecipano contestualmente o successivamente all'intervento terapeutico.

Le pronunce della Corte di Cassazione sul nesso causale tra la condotta del singolo medico dell'equipe e l'evento.

Sul tema della responsabilità medica e, segnatamente, su quello della responsabilità del medico che esegue un intervento in equipe, si è più volte pronunciata la Corte di Cassazione.

  • Con una prima pronuncia, la Suprema Corte, (Sez. 4, n. 7346 dell' 08/07/2014 - dep. 2015- Rv. 262244) ha stabilito che nel caso di intervento in equipe, l'accertamento del nesso causale rispetto all'evento verificatosi deve essere compiuto con riguardo alla condotta ed al ruolo di ciascuno, non potendosi configurare una responsabilità di gruppo in base ad un ragionamento aprioristico. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato la sentenza di condanna nei confronti di due medici componenti la più ampia "equipe" chirurgica, rinviando al giudice di merito i dovuti accertamenti sulla sussistenza del nesso causale con le lesioni patite dalla vittima, in ragione del ruolo non preminente in concreto da loro svolto nell'ambito delrequipe").
  • Ed ancora (Sez. 4, n. 43988 del 18/06/2013, Rv. 257699) in tema di colpa professionale, per l'affermazione della responsabilità penale del singolo sanitario operante in equipe chirurgica, è necessario non solo accertare la valenza con-causale del suo concreto comportamento attivo o omissivo al verificarsi dell'evento ma anche la rimproverabilità di tale comportamento sul piano soggettivo secondo i noti criteri elaborati dalla giurisprudenza e dalla dottrina in tema di colpa. (Nella specie la Corte ha annullato con rinvio la sentenza che aveva affermato la responsabilità di un medico specialista che si era occupato della fase preparatoria di un intervento chirurgico e del post operatorio per le lesioni occorse alla persona offesa, non avendo il giudice di merito accertato se egli avesse avuto la concreta possibilità di conoscere e valutare l'attività svolta da altro collega, di controllarne la correttezza e di agire ponendo rimedio agli errori emendabili da lui commessi).
  • Inoltre (Sez. 4, n. 27314 del 20/04/2017, Rv. 270189) in tema di colpa professionale, in caso di intervento chirurgico in "equipe", il principio per cui ogni sanitario è tenuto a vigilare sulla correttezza dell'attività altrui, se del caso ponendo rimedio ad errori che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l'ausilio delle comuni conoscenza scientifiche del professionista medio, non opera in relazione alle fasi dell'intervento in cui i ruoli e i compiti di ciascun operatore sono distinti, dovendo trovare applicazione il diverso principio dell'affidamento per cui può rispondere dell'errore o dell'omissione solo colui che abbia in quel momento la direzione dell'intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica, non potendosi trasformare l'onere di vigilanza in un obbligo generalizzato di costante raccomandazione al rispetto delle regole cautelari e di invasione negli spazi di competenza altrui.

Il principio di affidamento.

Nell'ambito dell'attività medica, il principio di affidamento consente di confinare l'obbligo di diligenza del singolo sanitario entro limiti compatibili con l'esigenza del carattere personale della responsabilità penale, sancito dall'art. 27 Cost.

Inoltre il riconoscimento della responsabilità per l'eventuale errore altrui non è, conseguentemente, illimitato e, per quanto qui rileva, richiede la verifica del ruolo effettivo svolto dal singolo medico, non essendo consentito ritenere aprioristicamente una responsabilità di gruppo.