COSA È LA RECIDIVA?

07.08.2021

Con questo articolo comprenderai cosa è la recidiva, quanti e quali tipi di recidiva sono previste dal codice penale e, soprattutto, le conseguenze, sul piano pratico, che sono previste per le varie ipotesi di recidiva. 

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INDICE
  1. Cosa è la recidiva;
  2. recidiva semplice;
  3. recidiva specifica;
  4. recidiva infraquinquennale;
  5. recidiva vera e finta;
  6. recidiva reiterata.
  7. recidiva pluriaggravata;
  8. recidiva facoltativa e recidiva obbligatoria  


1)  Cosa è la recidiva.

Dare la definizione di recidiva è molto semplice: secondo il nostro codice penale, è la condizione di chi dopo essere stato condannato per un delitto non colposo, ne commette un altro (V. art. 99 C.p). 

 Si tratta, secondo un'opinione ormai accreditata, di una circostanza aggravante che evidenzia una maggiore colpevolezza dell'imputato e una sua accentuata pericolosità sociale

Dunque, semplificando, è recidivo chi: 

  • è stato condannato per un delitto non colposo; 
  • commette un altro delitto non colposo. 

Il codice è molto chiaro nel riferire espressamente la recidiva solo ai delitti: sono perciò escluse le contravvenzioni come causa produttiva degli effetti della recidiva.

 Bene, ora che abbiamo compreso la definizione di recidiva, occorrerà verificare quanti e quali tipi di recidiva sono previsti dal nostro codice penale e, soprattutto, quali sono le conseguenze sul piano pratico per il recidivo sottoposto a processo penale. 

Il nostro codice distingue i tipi di recidiva in base alla gravità della situazione. Ed infatti possiamo distinguere: 

  1. recidiva semplice
  2. recidiva specifica
  3. recidiva infraquinquennale
  4. recidiva vera e finta
  5. recidiva reiterata.  

Vediamole singolarmente


2) La recidiva semplice.

La recidiva semplice è il caso più elementare di recidiva e, per certi versi, l'abbiamo già definita all'inizio di questo percorso. 

Essa può essere contestata quando il condannato per un delitto non colposo ne commetta un altro. 

Se per ipotesi Tizio dovesse essere condannato per un furto in abitazione e, dopo quella condanna, dovesse commettere una resistenza al pubblico ufficiale, potrebbe essergli contestata dal Pubblico Ministero una recidiva semplice. 

Il codice penale stabilisce, per i casi di recidiva semplice, un aumento sulla pena di un terzo su quella che il giudice vorrà applicare. Se, per esempio, il giudice volesse applicare una pena di 3 anni, aumenterà di un anno la pena ed applicherà una condanna a 4 anni di reclusione per effetto della recidiva semplice. 

3) La recidiva specifica.

Si parla di recidiva specifica quando quello commesso successivamente alla prima condanna sia un delitto della stessa indole della precedente condanna (per la definizione di delitto della stessa indole, v. art. 101 c.p.). 

Esempio come quello precedente, ma con una lieve (anche se significativa) modifica: poniamo che tu abbia commesso un furto in abitazione e che per questo sia stato condannato. Se dovessi commettere, successivamente, un altro furto, potrebbe esserti contestata una recidiva specifica. 

Dicevo in precedenza che la modifica è significativa, perché per casi come questi, il giudice potrà applicare un aumento fino alla metà della pena. Quindi, se volesse condannare a 3 anni di reclusione, potrà aumentare fino ad 1 anno e 6 mesi, portando così la condanna a 4 anni e mezzo.  

4) La recidiva infraquinquennale.

Si parla di recidiva infraquinquennale tutte le volte che un certo reato viene commesso entro cinque anni dalla condanna precedente. Anche in questo caso, così come nel precedente, l'aumento previsto dal codice penale è fino alla metà sulla pena applicata.  

5) La recidiva vera e finta.

 Per recidiva vera si intende il caso in cui il nuovo delitto non colposo è stato commesso durante o dopo l'esecuzione della pena

Per esempio, un reato commesso durante un affidamento in prova al servizio sociale o dopo che il condannato avrà scontato completamente la sua pena. 

La recidiva finta, invece, si applica a quei condannati che si siano sottratti all'esecuzione della pena (per esempio, un condannato che durante la latitanza abbia commesso altri reati). 

Così come per il caso di recidiva specifica o infraquinquennale, anche in questo caso l'aumento previsto dal codice è fino alla metà della pena che il giudice vorrà applicare. 

6) La recidiva reiterata.

E' la forma più grave di recidiva, perché si applica ai casi di soggetti già condannati in precedenza con una recidiva e che commettano un nuovo delitto non colposo

Anche qui però possiamo distinguere due ipotesi, che risultano essere gradualmente individuate per la loro gravità. 

Quando infatti la recidiva contestata per il nuovo delitto è semplice (e quindi sarà definita "recidiva reiterata semplice", il giudice applicherà una condanna con un aumento fino alla metà. 

Se invece la recidiva sarà contestata in una delle altre forme che abbiamo visto (per esempio, una recidiva reiterata specifica), essa comporterà un aumento fino a 2/3 della pena.  

7) La recidiva pluriaggravata.

Può capitare, e nella realtà criminale capita spesso, che il nuovo delitto integri le condizioni di più di uno dei casi di recidiva. 

Torniamo all'esempio fatto in precedenza: Tizio viene condannato per un furto in abitazione e dopo 2 anni commette un nuovo furto in abitazione. 

Come si vedrà agilmente, questa situazione integra tanto una recidiva specifica (due volte un reato della stessa indole) tanto una recidiva infraquinquennale (reato commesso entro 5 anni dalla vecchia condanna). 

In casi come questo la recidiva si definisce pluriaggravata. Nel nostro specifico caso, verrà contestata una recidiva specifica ed infraquinquennale ed il giudice potrà aumentare la pena della metà. 

8) Recidiva obbligatoria e recidiva facoltativa.

Non vi è alcun obbligo per il giudice di riconoscere la recidiva o di applicare gli aumenti previsti così come li abbiamo visti poco sopra. 

 In realtà, fino all'intervento della Corte Costituzionale con la sentenza n. 185/2015 l'unico caso di recidiva obbligatoria era prevista nel caso di uno dei reati contemplati dall'art. 407 comma 2 lett. a) del Codice Penale (si tratta di reati particolarmente gravi, tra i quali possiamo menzionare quello di associazione per delinquere di stampo mafioso, violenza sessuale ecc...). 

Tuttavia, come detto, la Corte Costituzionale ha spazzato via, anche per questi casi, l'obbligo per il giudice di riconoscere la recidiva. Il ragionamento che ha compiuto la Corte Costituzionale parte da un presupposto di fondo che riguarda nella sostanza il "senso" che assume la recidiva nel nostro sistema penale: essa infatti individua un'aggravante che deve essere contestata se si riconosce una maggiore colpevolezza dell'imputato ed una sua accentuata pericolosità. 

Quell'automatismo previsto in ragione del tipo di reato commesso non era in astratto in grado di dare conto di questi due elementi e pertanto risultava essere irragionevole (e quindi contrario alla Costituzione). 


Terminata la nostra disamina sulla recidiva. Se hai ancora dubbi, contattami.