AMMINISTRATORE DI FATTO: LA SUA INDIVIDUAZIONE NEL PROCESSO PENALE

25.01.2020

In questo articolo tratteremo della figura dell'amministratore di fatto, cioè di quel soggetto che, pur non rivestendo formalmente la carica di amministratore di una società, ne svolge concretamente il ruolo.

Specificamente, individueremo quali sono gli elementi dai quali il giudice, nell'ambito di un processo penale, deve valorizzare per l'individuazione di un amministratore di fatto.

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INDICE:

    1. Gli indici rivelatori della figura dell'amministratore di fatto in ambito penalistico.

    2. Il discrimine tra la nozione civilistica e penalistica di amministratore di fatto.

    3. Amministratore di fatto e di diritto possono coesistere.

Gli indici rivelatori della figura dell'amministratore di fatto in ambito penalistico.

La ricostruzione del profilo di amministratore di fatto deve condursi, in ambito penalistico, alla stregua di specifici indicatori, individuati non soltanto rapportandosi alle qualifiche formali rivestite in ambito societario ovvero alla mera rilevanza degli atti posti in essere in adempimento della qualifica ricoperta (ex multis Sez. 5, n. 41793 del 17/06/2016, Ottobrini, Rv. 268273), bensì sulla base delle concrete attività dispiegate in riferimento alle società oggetto d'analisi, riconducibili secondo validate massime di esperienza - ad indici sintomatici quali la diretta partecipazione alla gestione della vita societaria, la generalizzata identificazione nelle funzioni amministrative da parte dei dipendenti e dei terzi, l'intervento nella declinazione delle strategie d'impresa e nelle fasi nevralgiche dell'ente economico.
Il relativo apprezzamento - che si traduce in un accertamento di fatto, sindacabile esclusivamente sotto il profilo della logicità e congruenza della motivazione - non può ritenersi limitato alla fisionomia delineata dal codice civile, che ne declina lo status nella dimensione fisiologica dell'attività d'impresa, ma va riguardato - nel sistema penale delle incriminazioni, che sanzionano una situazione di abuso della relativa posizione - nel più ampio contesto delle ingerenze e degli interessi antigiuridici che ne arricchiscono il ruolo.

Il discrimine tra la nozione civilistica e penalistica di amministratore di fatto.

Invero, la nozione di amministratore di fatto è stata introdotta dall'art. 2639 c.c., e presuppone l'esercizio in modo continuativo e significativo dei poteri inerenti alla qualifica o alla funzione, da non ricondursi, necessariamente, all'esercizio di tutti i poteri tipici dell'organo di gestione, bensì ad una apprezzabile attività di gestione, che sia effettuata in modo occasionale o non episodico. La prova della posizione di amministratore di fatto, esige, pertanto, l'accertamento di elementi che evidenzino l'inserimento organico del soggetto con funzioni direttive, in qualunque fase della sequenza produttiva, organizzativa o commerciale dell'attività sociale, ad esempio i rapporti con i dipendenti, i clienti o i fornitori, ovvero in ogni settore gestionale dell'attività dell'ente, sia quest'ultimo produttivo, amministrativo, aziendale, contrattuale o disciplinare. In tal senso, la giurisprudenza civile evidenzia come i descritti connotati non implicano "l'esercizio di tutti i poteri propri dell'amministratore di una società, ma richiedono unicamente lo svolgimento di un'apprezzabile attività di gestione in termini non occasionali o episodici" (sent. 9222/1998), mentre, in sede penale, rileva piuttosto la funzione di regia e di strategica gestione dell'ente, in violazione del complesso dei doveri posti a presidio dell'interesse dei creditori, dei terzi e del mercato.

Amministratore di fatto e di diritto possono coesistere.

La condizione sopra descritta ben può coesistere con l'esercizio dei poteri propri dell'amministratore di diritto, o nell'espletamento anche di ordinarie mansioni di dipendente, ove si risolva in una cogestione coordinata dell'organismo societario.
In altri termini, la effettiva gestione da parte dell'amministratore formale e l'esercizio di attribuzioni anche d'ordine da parte del gestore de facto non esclude la concorrente responsabilità del co-amministratore di fatto, ove sia comprovata una gestione paritetica.