Articolo 157 Codice Penale

Prescrizione. Tempo necessario a prescrivere. (1) (2) .


[I]. La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria (3) .

[II]. Per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per il reato consumato o tentato, senza tener conto della diminuzione per le circostanze attenuanti e dell'aumento per le circostanze aggravanti, salvo che per le aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria e per quelle ad effetto speciale, nel qual caso si tiene conto dell'aumento massimo di pena previsto per l'aggravante.

[III]. Non si applicano le disposizioni dell'articolo 69 e il tempo necessario a prescrivere è determinato a norma del secondo comma.

[IV]. Quando per il reato la legge stabilisce congiuntamente o alternativamente la pena detentiva e la pena pecuniaria, per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo soltanto alla pena detentiva.

[V]. Quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria, si applica il termine di tre anni (4) .

[VI]. I termini di cui ai commi che precedono sono raddoppiati per i reati di cui agli articoli 375, terzo comma, 449 , 589, secondo e terzo comma, e 589-bis, nonché per i reati di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale. I termini di cui ai commi che precedono sono altresì raddoppiati per i delitti di cui al titolo VI-bis del libro secondo, per il reato di cui all'articolo 572 e per i reati di cui alla sezione I del capo III del titolo XII del libro II e di cui agli articoli 609-bis, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies, salvo che risulti la sussistenza delle circostanze attenuanti contemplate dal terzo comma dell'articolo 609-bis ovvero dal quarto comma dell'articolo 609-quater (5) . (6)

[VII]. La prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall'imputato.

[VIII]. La prescrizione non estingue i reati per i quali la legge prevede la pena dell'ergastolo, anche come effetto dell'applicazione di circostanze aggravanti.

Note:

(1) Articolo così sostituito dall'art. 6 l. 5 dicembre 2005, n. 251. Il testo dell'articolo, come modificato dall'art. 125, l. 24 novembre 1981, n. 689, era il seguente: «[I]. La prescrizione estingue il reato: 1) in venti anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore a ventiquattro anni; 2) in quindici anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore a dieci anni; 3) in dieci anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore a cinque anni; 4) in cinque anni, se si tratta di delitto per cui la legge stabilisce la pena della reclusione inferiore a cinque anni, o la pena della multa; 5) in tre anni, se si tratta di contravvenzione per cui la legge stabilisce la pena dell'arresto; 6) in due anni, se si tratta di contravvenzione per cui la legge stabilisce la pena dell'ammenda. [II]. Per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo al massimo della pena stabilita dalla legge per il reato, consumato o tentato, tenuto conto dell'aumento massimo di pena stabilito per le circostanze aggravanti e della diminuzione minima stabilita per le circostanze attenuanti. [III]. Nel caso di concorso di circostanze aggravanti e di circostanze attenuanti si applicano anche a tale effetto le disposizioni dell'articolo 69. [IV]. Quando per il reato la legge stabilisce congiuntamente o alternativamente la pena detentiva e quella pecuniaria, per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo soltanto alla pena detentiva». Precedentemente la Corte cost., con sentenza 31 maggio 1990, n. 275, aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui non prevedeva che la prescrizione del reato potesse essere rinunziata dall'imputato.

[2] V. l'art. 10 l. n. 251, cit., che recita: «1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. - 2. Ferme restando le disposizioni dell'articolo 2 del codice penale quanto alle altre norme della presente legge, le disposizioni dell'articolo 6 non si applicano ai procedimenti e ai processi in corso se i nuovi termini di prescrizione risultano più lunghi di quelli previgenti. - 3. Se, per effetto delle nuove disposizioni, i termini di precrizione risultano più brevi, le stesse si applicano ai procedimenti e ai processi pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge, ad esclusione dei processi già pendenti in primo grado ove vi sia stata la dichiarazione di apertura del dibattimento, nonché dei processi già pendenti in grado di appello o avanti alla Corte di cassazione». La l. n. 251, cit., è entrata in vigore l'8 dicembre 2005. Successivamente la Corte cost., con sentenza 23 novembre 2006, n. 393, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del comma 3 del citato art. 10 l. n. 251, cit., limitatamente alle parole «dei processi già pendenti in primo grado ove vi sia stata la dichiarazione di apertura del dibattimento, nonché».

[3] Corte cost. 18 gennaio 2008, n. 2 ha dichiarato non fondata, nei sensi di cui in motivazione, le questioni di legittimità costituzionali dell'art. 157, primo e quinto comma, del codice penale, come sostituiti dall'art. 6, l. 5 dicembre 2005, n. 251, sollevate in riferimento all'art. 3 Cost.

[4] Corte cost. 18 gennaio 2008, n. 2 ha dichiarato non fondata, nei sensi di cui in motivazione, le questioni di legittimità costituzionali dell'art. 157, primo e quinto comma, del codice penale, come sostituiti dall'art. 6, l. 5 dicembre 2005, n. 251, sollevate in riferimento all'art. 3 Cost.

[5] Comma modificato dall'art. 1, l. 22 maggio 2015, n. 68 che ha inserito la frase: «per i delitti di cui al titolo VI-bis del libro secondo»; dall'art. 4, l. 1° ottobre 2012, n. 172, che ha aggiunto, in fine l'ultimo periodo, dall'art. 1, d.l. 23 maggio 2008, n. 92, conv., con modif., dalla l. 24 luglio 2008, n. 125 che aveva sostituito le parole «589, secondo e terzo comma» con le parole «589, secondo, terzo e quarto comma» , dall'art. 1, comma 3 lett. a), l. 23 marzo 2016, n. 41 che ha sostituito le parole «e 589, secondo terzo e quarto comma» con «, 589, secondo e terzo comma, e 589-bis» e, da ultimo, dall'articolo 1, comma 4, l. 11 luglio 2016, n. 133 che ha inserito, al primo periodo, le parole «375, terzo comma,» dopo le parole: «agli articoli» .

[6] La Corte cost., con sentenza 28 maggio 2014, n. 143, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, «nella parte in cui prevede che i termini di cui ai precedenti commi del medesimo articolo sono raddoppiati per il reato di incendio colposo (art. 449, in riferimento all'art. 423 del codice penale)».